“Non puoi studiare né lavorare”, l’ordine impartito ad una donna. A riguardo si è espressa la Corte di Cassazione.
Possedere un conto in banca è sinonimo di autonomia finanziaria. Impedire a qualcuno di possederlo significa voler limitare la sua autonomia decisionale e la sua partecipazione attiva nella società in qualità di cittadino e individuo a cui spettano dei diritti.

Recenti questioni che hanno avuto per oggetto questa forma di violenza contro le donne hanno suscitato scalpore a tal punto che la Corte di Cassazione ha scelto di pronunciarsi in materia. Entrano in ballo argomenti di una certa delicatezza quali la parità di genere e la non discriminazione.
Impedire ad una donna di avere un conto in banca: cosa succede
L’ordinamento giuridico italiano esamina le implicazioni legali e costituzionali correlate alle decisioni di limitazione della libertà femminile in relazione ad un conto economico bancario proprio e intestato a suo nome.
Negare ad una donna di possedere un conto viola il principio di uguaglianza che è sancito all’interno della stessa Costituzione e, in aggiunta, impedisce alla persona di essere autonoma nella gestione dei beni, nella percezione di un reddito, nell’effettuare pagamenti di ogni genere. Trattandosi di una forma di violenza non indifferente, la Corte Suprema ha voluto far chiarezza riguardo i punti cardine della questione.

La Cassazione si è trovata a dover intervenire in un caso attinente solo nel gennaio 2025. Ne è emerso come le donne che subiscono l’impedimento di avere un proprio conto in banca siano vere e proprie vittime di violenza economica e psicologica che causano soggezione ed incertezza, limitando la libertà e, di conseguenza, l’autodeterminazione.
Impedisci ad una donna il conto in banca? Cosa decide la Cassazione
Una donna che non può avere il proprio conto economico è una donna alla mercé del marito, dunque con grandi probabilità impossibilitata a proseguire gli studi, a lavorare e a percepire un reddito autonomo. Le sue spese sono controllate e viene mantenuta in una condizione di sudditanza che impedisce ogni sorta di realizzazione personale.
I dati Istat del 2022 hanno mostrato come, a livello economico, ancora persiste un forte divario tra uomini e donne. Sembrerebbe che solamente il 63% delle donne possieda un reddito personale, contro l’85% degli uomini. Tuttavia, solo il 58% delle donne possiede un conto corrente autonomo. Il 12,9% ne ha uno cointestato con il marito, l’11,6% con un familiare e il 17,5% non possiede nessun conto.

Questo è probabilmente il risultato di una cultura passata che ha insegnato alle donne che non spetta a loro occuparsi dei soldi. In realtà, sappiamo bene che dietro il denaro sono celati indipendenza e potere decisionale riguardo la propria vita, al di là di ogni vincolo o condizione.
Donne senza conto economico: si esprime la Cassazione
La Cassazione, quando ha potuto esprimersi in merito lo scorso 13 gennaio 2025, ha dichiarato questa forma di limitazione della donna come violenza specifica e richiama la Convenzione di Istanbul (2013) del Consiglio d’Europa che tratta dei diritti minimi, assistenza e protezione delle vittime. Violare il diritto all’indipendenza economica è una forma di abuso, uno strumento di controllo e manipolazione purtroppo ancora molto diffuso e talvolta difficile da riconoscere. Una donna privata della possibilità di realizzazione deve rompere il silenzio e aiutare nella lotta contro la correlazione tra denaro e patriarcato.