Quando un cittadino, che prende la pensione di reversibilità, viene a mancare, cosa succede? Qualcun altro può subentrare?
Tra dubbi, voci e interpretazioni sbagliate, la pensione di reversibilità è una delle prestazioni più discusse e, allo stesso tempo, meno comprese.
Quando una persona cara viene a mancare, soprattutto se era titolare di una pensione, ci si chiede cosa succede a quell’assegno mensile che prendeva e chi potrà beneficiarne. Ma davvero si può “ereditare” una pensione di reversibilità?
La questione è tornata d’attualità dopo una recente ordinanza della Corte di Cassazione.
Un caso concreto, come tanti altri: una figlia inabile al lavoro, a carico della madre vedova, chiede all’INPS di continuare a ricevere la pensione che la madre percepiva, a sua volta ottenuta dopo la morte del marito.
La richiesta però è stata respinta e il motivo è molto semplice: quella pensione non è “ereditaria”.
La pensione di reversibilità nasce per garantire un sostegno a chi resta, subito dopo la perdita del coniuge o di un familiare stretto che rappresentava il riferimento economico principale.
È pensata per coprire quel vuoto improvviso, soprattutto in famiglie dove uno solo dei due coniugi lavorava o percepiva una pensione. Il principio quindi è molto chiaro: la reversibilità si ferma al primo passaggio. Quando anche il beneficiario diretto viene a mancare, la prestazione si estingue.
A molti questa limitazione può sembrare ingiusta, soprattutto in situazioni familiari difficili. Ma il principio che regge tutto il sistema è quello dell’assistenza, non dell’eredità. Lo Stato interviene per garantire una certa stabilità economica in un momento preciso di bisogno, non per creare una pensione trasmissibile nel tempo. Riconoscerla come ereditabile significherebbe snaturarla, trasformandola in qualcosa che non è.
La reversibilità è un aiuto importante, ma resta un aiuto “una tantum” per i parenti diretti. Conoscere bene queste regole aiuta a evitare false aspettative e a capire davvero come funziona il nostro sistema previdenziale.
In molti confondono la pensione di reversibilità con un’eredità vera e propria. Ma non è così. Non si tratta di un immobile, di un conto o di un bene da dividere.
È un trattamento assistenziale, legato ad una condizione precisa: quella di essere parenti diretti, nel momento della morte del titolare della pensione originaria. Non c’è nessuna “catena ereditaria” che consente alla pensione di passare da un beneficiario all’altro nel tempo.
L’unico caso in cui la reversibilità può “rientrare” nella successione è se ci sono somme residue ancora da liquidare al momento del decesso del beneficiario. In quel caso, l’importo spettante entra nel patrimonio ereditario. Ma è un’eccezione che riguarda solo cifre già maturate e non percepite, non certo la continuità dell’erogazione della pensione di reversibilità.
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