Manca poco alle prossime votazioni ed è il caso di iniziare a trattare l’argomento: perché votare per questi 5 referendum è importante?
I cittadini che ancora non conoscono l’argomento dei prossimi 5 referendum di giugno 2025 stanno per fare un po’ di chiarezza e ricevere informazioni cruciali per comprendere l’importanza di una partecipazione attiva alle votazioni.

Prendere parte ad un referendum rappresenta un’occasione d’oro per un cittadino. Offre la possibilità di esprimere la propria opinione riguardo questioni di fondamentale rilievo per il futuro del Paese. Non parliamo, dunque, di elezioni politiche volte a scegliere rappresentati della comunità, bensì di rivisitazioni delle scelte legislative e istituzionali del Paese.
Referendum di giugno 2025: di cosa tratteranno
In questo contesto, il voto del singolo contribuisce a stabilire quello che sarà il “destino” di una normativa: votare significa prendere parte attiva ad un cambiamento che avrà un impatto duraturo sull’intera società. Al contrario, decidere di astenersi comporterà lasciare che l’esito del processo venga alterato, minando così la legittimità delle decisioni che verranno prese.
Tra l’altro, non raggiungere una quota minima di cittadini votanti porterebbe all’invalidità del referendum, lasciando così le questioni irrisolte e non apportando alcun cambiamento. Ecco che si rende fondamentale per ogni individuo sfruttare l’opportunità di potersi far valere, esercitando le proprie responsabilità e garantendo il funzionamento della democrazia.

Dopo aver compreso l’importanza della partecipazione attiva e del voto al referendum, capiamo quali sono le tematiche che saranno trattate in modo da poter valutare attentamente le diverse opinioni e prendere una decisione ponderata e frutto di un ragionamento partecipativo.
Per cosa voteremo con i referendum del prossimo giugno
L’obiettivo del primo quesito vuole richiedere l’abrogazione o meno della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Attualmente, la normativa prevede che nelle imprese che contano oltre 15 dipendenti, lavoratrici e lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 non possono riprendere il posto di lavoro se licenziati illegittimamente.
Il quesito numero 2 chiede di cancellare il tetto limite all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. La normativa presa in esame prevede che, nelle imprese con meno di 16 dipendenti, davanti ad un licenziamento illegittimo un lavoratore o una lavoratrice possa ottenere un massimo di 6 mensilità di risarcimento. Abolendo questo tetto limite, sarà il giudice a stabilire a quale risarcimento ha diritto chi ha perso il lavoro.

Il terzo quesito, invece, vuole la riespansione dell’obbligo della causale giustificativa anche per i contratti di lavoro con durata inferiore ai 12 mesi e l’esclusione del potere delle parti di individuare giustificazioni per la stipula, la proroga o il rinnovo di questi contratti.
Gli argomenti dei prossimi referendum
Con il quesito numero 4 si vuole intervenire in fatto di sicurezza sul lavoro. La normativa attualmente in vigore assegna la responsabilità solidale all’appaltatore e a ciascuno dei subappaltatori in caso di infortuni sul lavoro subiti dal lavoratore. Qualora il referendum dovesse avere esito positivo, la responsabilità del risarcimento dei danni avverrà ad opera dell’imprenditore committente nonostante i rischi siano legati all’appaltatore o al subappaltatore.
L’ultimo quesito, il numero 5, vuole ridurre da 10 anni a 5 anni il periodo minimo di residenza in Italia per poter richiedere la cittadinanza italiana, da estendersi anche ai figli minorenni dei residenti. L’obiettivo di questa modifica sta nel facilitare l’integrazione dei cittadini stranieri che risiedono stabilmente in Italia.
A ciascun cittadino che presenzierà in fase di votazione con regolare tessera elettorale e documento di identità in corso di validità saranno consegnate 5 schede diverse sulle quali potrà esprimere la propria opinione tracciando un segno sulle voci “SI” o “NO”. La vittoria del “SI” comporterà l’abrogazione della normativa in vigore, mentre la vittoria del “NO” la lascerà invariata. Affinché si possa parlare di vittoria o non vittoria, dovrà partecipare alle votazioni almeno la metà degli aventi diritto al voto nel Paese (compresi coloro che si trovano momentaneamente all’estero o in un comune o provincia diversi da quelli di residenza).