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Segnali stradali, in tanti pensano che sia lo stesso: tu sapresti dire la differenza?

Published by
Aurora De Santis

Non tutti sanno realmente distinguere due tipi di segnali stradali che spesso troviamo in città: occhio a non confonderli.

Sicuramente l’avrai notato, a prima vista ci sono due cartelli stradali che sembrano identici. Ma quando si tratta di regole della strada, è importante conoscere le norme e saper leggere correttamente i cartelli stradali per non cadere in errore, compromettendo anche la propria sicurezza e quella degli altri.

Segnali stradali, in tanti pensano che sia lo stesso: tu sapresti dire la differenza? – giustizia.lazio.it

Vediamo subito un paio di cartelli stradali che suscitano spesso dubbi, quando si usano e cosa significano.

I segnali stradali che confondono di più: attenzione al loro significato

Ci sono due segnali particolari che mandano spesso in confusione gli automobilisti. Si tratta di due cartelli blu con una freccia bianca al centro. Anche se così simili, in realtà non indicano la stessa cosa.

Capire la differenza tra il segnale di senso unico e quello di obbligo è fondamentale per evitare errori alla guida, soprattutto nelle città, dove la segnaletica può cambiare da un incrocio all’altro e la fretta porta spesso a non farci troppo caso.

I segnali stradali che confondono di più: attenzione al loro significato – giustizia.lazio.it

Molti automobilisti, una volta presa la patente, difficilmente ripassano la segnaletica. E così, col tempo, alcuni segnali iniziano a confondersi.

È il caso dei cartelli blu con freccia bianca, che a seconda della forma indicano cose diverse: uno è quadrato, l’altro è rotondo. Basta questo piccolo dettaglio per cambiare completamente il messaggio. Il colore blu comunica un’indicazione, ma è la forma che fa la differenza: i cartelli rotondi impongono, quelli quadrati informano.

Cos’è un segnale di senso unico?

Il cartello quadrato con sfondo blu e freccia bianca indica una strada a senso unico. Significa che si può proseguire solo in quella direzione, e che non arriverà nessuno dal senso opposto.

È molto usato in ambito urbano, anche in tratti brevi, e spesso viene ripetuto più volte lungo la strada per evitare dubbi. Può essere affiancato da varianti con frecce laterali (destra o sinistra) e a volte include la scritta “senso unico”.

Cos’è un segnale di senso unico? – giustizia.lazio.it

Chi si trova sul lato vietato invece troverà un segnale rosso con barra bianca orizzontale: è il classico divieto d’accesso, che indica chiaramente che non si può entrare.

Cartello rotondo con sfondo blu e freccia bianca: obbligo di seguire una direzione

Diverso è il cartello rotondo, sempre blu con la freccia bianca. Questo non si limita a dire “puoi andare qui”, ma impone di farlo.

È il classico segnale di direzione obbligatoria: va seguito alla lettera, senza possibilità di deviazioni.

Cartello rotondo con sfondo blu e freccia bianca: obbligo di seguire una direzione – giustizia.lazio.it

Di solito lo trovi agli incroci, ad esempio per indicare che è obbligatorio svoltare a destra. In questi casi, non è solo una strada a senso unico, ma un’imposizione precisa su come muoversi in quel punto.

Perché è importante distinguere i due segnali con sfondo blu e freccia bianca?

La differenza non è solo teorica. Confondere questi cartelli può portarti a prendere una strada sbagliata, fare manovre azzardate o addirittura imboccare un senso vietato.

Sapere se puoi scegliere la direzione o se devi seguirne una obbligatoria rende la guida più sicura, per te e per chi ti sta intorno. E in caso di errore, la multa è dietro l’angolo. Bastano pochi secondi per leggere bene il cartello e interpretarlo nel modo giusto, così come ne bastano pochi per sbagliare e combinare un disastro.

Aurora De Santis

Classe 1990, mi dedico agli studi classici per poi specializzarmi in grafologia. Collaboro da diversi anni con testate giornalistiche e siti web. La scrittura è un mondo che ha un fascino speciale per me. Infatti, unisco la passione per la scrittura al mondo della grafologia. Sono grafologa, grafologa forense, educatrice del gesto grafico e grafologa dell’età evolutiva.

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