Il fatto di non sostenere lo sguardo del tuo interlocutore ha un preciso significato psicologico: vediamo quale
La psicologia è una scienza che studia i processi mentali e i comportamenti delle persone e ne spiega le motivazioni dietro le quali si può celare questo o quel gesto. Si basa su un metodo scientifico e la si applica in ogni ambito che possa riguardare la vita quotidiana. Tra questi vi sono soprattutto i processi affettivi e relazionali che determinano alcuni dei nostri comportamenti.

In questo senso la psicologia moderna, nata nella seconda metà dell’Ottocento è riuscita ad aumentare notevolmente le conoscenze scientifiche sul funzionamento della mente umana diventando un valido aiuto per migliorare anche la qualità della vita di ciascuno.
Il linguaggio del corpo
La psicologia interpreta anche il cosiddetto linguaggio del corpo, forma di comunicazione non verbale, quell’insieme di segnali che trasmettono informazioni sullo stato emotivo e sulle intenzioni reali che si celano dietro. Questo tipo di comunicazione avviene sia in modo consapevole che inconsapevole e si manifesta attraverso una serie di elementi come le espressioni facciali, la postura del corpo, i gesti, il movimento degli occhi, il tatto, l’uso dello spazio e l’andatura.
In realtà la maggior parte del linguaggio del corpo avviene in modo del tutto inconsapevole per cui deve essere interpretato in senso lato, non in senso assoluto. Di fatto gli scienziati concordano sul ritenere che la comunicazione non verbale rappresenti la maggior parte delle informazioni trasmesse durante le relazioni interpersonali e quindi è considerata fondamentale per stabilire le reali intenzioni.

Non essendo consapevole va da sè che possa risultare ambiguo e di difficile interpretazione per cui necessita di uno sguardo professionale per giungere ad una corretta interpretazione. Una delle parti più importanti della nostra comunicazione interpersonale è rappresentata dagli occhi e da ciò che innegabilmente trasmettono all’altro indipendentemente dalla nostra volontà.
Lo sguardo sfuggente
La scienza infatti identifica gli occhi come la parte più significativa della comunicazione non verbale poiché sono loro a trasmettere per primi le emozioni che un essere umano prova, così come i sentimenti e le intenzioni. Allo stesso modo diventano importanti per chi ci sta osservando e se non si sostiene lo sguardo del nostro interlocutore questo può essere interpretato in diversi modi, generando non poche domande.
Lo sguardo sfuggente dunque è sinonimo di disagio in primo luogo ma la psicologia ci spiega che le variabili cerebrali implicate nello sguardo sono moltissime e quindi necessitano di una interpretazione che tenga conto di vari elementi complementari per giudicare per esempio se sia sinonimo di menzogna. Esiste infatti anche la postura del corpo che può corroborare il fatto che quella persona dallo sguardo sfuggente stia mentendo, come sedersi in obliquo o incrociare le braccia, segnali che vanno a rinforzare l’interpretazione di chiusura e quindi di menzogna.

Ma lo sguardo sfuggente può essere confuso con lo sguardo cosiddetto periferico, vale a dire che sembra focalizzarsi su un altra parte del corpo dell’interlocutore, ma in realtà mantiene la visione di insieme. Questo è il caso delle arti marziali dove si utilizzano tutti i sensi per cogliere più elementi dell’avversario. Allo stesso modo può essere considerato lo sguardo panoramico che vede l’insieme e non il particolare. Distogliere per un momento lo sguardo può aiutare a percepire altro per esempio nella voce dell’altro.
Altri significati
Un altro significato dello sguardo sfuggente è rappresentato dall’ansia di reggere un confronto, dalla timidezza, un modo per non sovraccaricare il sistema cognitivo ed emotivo. Insomma un meccanismo di difesa che serve a proteggersi a livello emozionale e non appesantire la capacità di attenzione.