Il calcolo delle pensioni è in continuo aggiornamento. Ad oggi vi è un cambiamento inatteso per tutti coloro che sono nati in questi anni.
Nel 2025 sono cambiate alcune regole per il calcolo della pensione, in particolare per la parte che segue il sistema contributivo. Questo riguarda i periodi lavorativi successivi al 1° gennaio 1996, oppure al 2012 per chi, al 31 dicembre 1995, aveva già accumulato almeno 18 anni di contributi.

Negli anni, il peso del calcolo contributivo è diventato sempre più rilevante rispetto al metodo retributivo. Si stima che entro il 2040 l’intera pensione sarà determinata solo con queste regole. Ecco perché è fondamentale capire bene come funziona il sistema contributivo e quali sono le novità introdotte.
Il ricalcolo contributivo sta diventando la norma per diverse misure pensionistiche, come Quota 103 e Opzione Donna, ma anche per chi decide di computare i contributi nella Gestione Separata. Questo significa che il meccanismo con cui viene calcolata la pensione cambia in modo significativo, influenzando l’importo dell’assegno finale.
Per chi è vicino alla pensione o sta pianificando il proprio futuro previdenziale, è quindi essenziale informarsi sulle nuove regole, così da evitare sorprese e fare scelte consapevoli. Prima di capire le novità del calcolo contributivo, è utile fare un passo indietro e vedere come funziona questo sistema e in cosa si differenzia dal metodo retributivo.
Contributivo vs. Retributivo: le differenze
Il sistema retributivo si basa sugli ultimi anni di stipendio, quelli in cui si presuppone che il lavoratore abbia guadagnato di più. La pensione viene calcolata considerando una percentuale (generalmente il 2% per ogni anno di contributi) di questa retribuzione finale.

Il sistema contributivo, invece, tiene conto di tutta la carriera lavorativa. Ogni contributo versato viene accumulato e rivalutato nel tempo. Il totale, chiamato montante contributivo, viene poi convertito in pensione grazie a un coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età del pensionamento.
Se il retributivo è più vantaggioso per chi ha avuto stipendi elevati negli ultimi anni, il contributivo può penalizzare chi ha avuto carriere discontinue o con salari bassi.
Le novità per chi va in pensione nel 2025
Nel 2025, due fattori chiave influenzano il calcolo della pensione:
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Il coefficiente di rivalutazione. Per chi va in pensione nel 2025, il montante contributivo viene rivalutato del 3,6%, un valore più alto rispetto al 2024
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Il coefficiente di trasformazione. Dal 1° gennaio 2025, questo valore si è leggermente ridotto a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita. Ad esempio, per chi si ritira a 67 anni, il coefficiente passa dal 5,723% (2023-2024) al 5,608% (2025-2026).

Facciamo un esempio:
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Un lavoratore con un montante contributivo di 200.000 euro nel 2023-2024 avrebbe ricevuto una pensione annua di circa 11.623 euro (circa 894 euro al mese).
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Nel 2025-2026, con il nuovo coefficiente, la pensione annua si abbassa a 11.623 euro (circa 894 euro al mese).
Anche se la rivalutazione aiuta a mantenere il montante più alto, la riduzione del coefficiente di trasformazione porta comunque a un assegno leggermente inferiore. Capire come funziona il calcolo contributivo è fondamentale per pianificare la propria pensione. Se da un lato la rivalutazione aumenta il montante, dall’altro i nuovi coefficienti di trasformazione possono ridurre l’importo finale. Chi è vicino alla pensione dovrebbe tenere conto di questi cambiamenti per valutare il momento migliore per ritirarsi.